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LE “COSE” DI CANESTRINI

Un itinerario virtuale illustra l’eredità del naturalista Giovanni Canestrini al Museo di Antropologia

Itinerario virtuale a cura di Elisa Dalla Longa e Nicola Carrata (Museo di Antropologia)

Testo a cura di Elisa Dalla Longa (Museo di Antropologia)


A quasi tre mesi dal convegno Sulle tracce di un evoluzionista: le “cose” di Giovanni Canestrini, un itinerario virtuale del Museo di Antropologia illustra la serie di reperti antropologici e archeologici che ancora oggi fanno parte del patrimonio d’Ateneo e la cui acquisizione risale proprio al famoso evoluzionista.

A Padova come docente di Zoologia ed Anatomia comparata fin dal 1868/69, Giovanni Canestrini, nel 1878/79 iniziò ad insegnare un corso libero di Antropologia. Fu proprio per gli scopi di questo corso che lo studioso iniziò a raccogliere una particolare serie di reperti, da utilizzare a supporto delle sue lezioni. Di che tipo di reperti si trattava? Secondo la concezione della seconda metà del XIX secolo e in particolare secondo le idee evoluzioniste di cui Canestrini fu uno dei principali sostenitori, l’Antropologia - la scienza deputata allo studio dell’animale “uomo” - si basava, oltre che sullo studio reperti scheletrici umani, anche su una vasta serie di altre discipline che potevano far luce sui vari aspetti dell’essere umano. Tra queste, aveva un ruolo importante l’Archeologia preistorica e protostorica (o Paletnologia). Gli scavi archeologici di insediamenti preistorici testimoniavano infatti da un lato l’antichità dell’uomo - una questione scientifica che all’epoca era ancora molto dibattuta - e dall’altro, grazie alla raccolta di antichi oggetti e strumenti, dell’antichità dei suoi strumenti e della tecnologia, in linea con l’idea evoluzionista e positivistica di “progresso”. Inoltre, uno degli interessi antropologici dell’epoca, che la disciplina condivideva con le scienze mediche, riguardava i processi di conservazione dei tessuti, come la mummificazione e la tannizzazione.

Giovanni Canestrini, quindi, raccolse e collezionò, assieme ad una vasta serie di reperti zoologici, anche reperti scheletrici di primati, reperti mummificati e reperti archeologici preistorici. In prima battuta, questi reperti trovarono casa presso l’Istituto e Museo di Zoologia, diretti dallo studioso. Qui, Canestrini li registrò nei suoi “Cataloghi”. Successivamente, quando ad opera del suo successore Enrico Tedeschi, alla fine del XIX secolo o all’inizio del successivo, venne fondato l’Istituto di Antropologia, questi reperti cambiarono sede. Ancora oggi, fanno parte infatti della collezione del Museo di Antropologia.

L’itinerario virtuale Le “cose” di Canestrini al Museo di Antropologia porta il visitatore alla scoperta di questi reperti. Il percorso si divide in due tappe. La prima, La collezione antropologica, raccoglie reperti scheletrici di primati e una serie di reperti mummificati; se per i primi si è persa l’indicazione di provenienza, è certo da un catalogo autografo di Canestrini che i secondi provengono dell’antico Egitto e che furono donati all’istituto. La seconda, La collezione paletnologica, contiene una scelta dei reperti preistorici che Canestrini inserì nel suo “Catalogo speciale di oggetti preistorici”, ancora oggi conservato al Museo di Zoologia. Tra i reperti rappresentati, un’ascia in bronzo dal padovano - che Canestrini acquistò nel 1876, per la somma di Lire 4 -, un’ascia in pietra verde levigata del Neolitico trentino - che studioso probabilmente raccolse -, una serie di frammenti ceramici dalle “Terramare del Modenese”. Si tratta dei famosi villaggi arginati che, nell’età del bronzo, occupavano gran parte della pianura padana. La presenza di questi frammenti ceramici nella collezione padovana potrebbe risalire a ricerche fatte negli anni precedenti dallo stesso Canestrini - che si occupò in prima persona dello scavo di alcune terramare - oppure provenire da scambi con altri studiosi o musei.

Giovanni Canestrini fu uno studioso eclettico, i suoi interessi svariati spaziavano in molti campi del sapere. Questo aspetto è rintracciabile nelle sue “cose”, nella serie di reperti e documenti che testimoniano della sua vita scientifica e civile. L’itinerario virtuale Le “cose” di Canestrini al Museo di Antropologia racconta un tassello di questa sua multi-disciplinarietà.

Venite a scoprirlo!