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Il vaiolo e la vaccinazione.

L’introduzione dei vaccini in Italia nell’Ottocento

 

Venerdì 17 aprile Giovanni Magno del Museo Morgagni di Anatomia Patologica ricostruisce la storia della vaccinazione nell’Italia di primo Ottocento.
La scoperta del vaccino contro il vaiolo avvenne a partire da studi fatti nel 1782 dal medico inglese Edward Jenner (1749-1843), che notò come gli allevatori di bovini ed equini, a contatto con animali colpiti dalle corrispettive forme di vaiolo, non si ammalassero della forma umana dello stesso: in seguito ne derivò l’idea che una iniezione del vaiolo bovino potesse portare ad una immunizzazione.
La vaccinazione si diffuse ben presto in tutta Europa e in Italia principale protagonista ne fu il medico lombargo Luigi Sacco (1769-1863), il quale trovò una fonte autoctona di linfa vaccinale, con cui vaccinò personalmente oltre 500.000 persone e fornì tutta l'Italia oltre ad alcuni paesi del Medio Oriente.
In diversi testi, Sacco difese la vaccinazione anche da un punto di vista teorico, sostenendo che la medicina era obbligata ad accettare l'efficacia del vaccino, in nome della sua utilità, anche senza teorie scientifiche in grado di spiegare il meccanismo fisiologico dell'immunità acquisita.
Il medico creò inoltre quattro modelli in cera tridimensionali raffiguranti le varie forme di vaiolo come strumenti non solo per la didattica, ma anche e soprattutto per la pratica medica. La sua filosofia si basava infatti sugli ideali di immediatezza e praticità contro la medicina sistematica e teorica vecchio stile, che era ancora popolare in quel momento.
Nel Museo Morgagni di Anatomia Patologica dell'Università di Padova si trovano tutte e quattro le cere anatomiche, create prima della diffusione del trattato di Sacco sul vaccino del 1809: questo dimostra chiaramente che i modelli ebbero la priorità sulla divulgazione del libro di Sacco e che per la loro tridimensionalità erano considerati sufficienti per insegnare la vaccinazione anche senza una dettagliata descrizione testuale. L'intenzione di Sacco era, infatti, di comunicare non solo con i pensatori, ma anche e in particolare con gli osservatori. Il suo scopo era quello di mostrare la specificità delle pustole del vaiolo nelle mucche, nei cavalli, nelle pecore e nell'uomo per consentire a tutti di riconoscerle.
In seguito al successo ottenuto con la vaccinazione contro il vaiolo, si cercò di estendere la vaccinazione ad altre malattie infettive, viste le importanti ricadute sociali sul singolo individuo e sulla protezione della comunità stessa.


Profilo del relatore
Giovanni Magno, bioarcheologo e paleopatologo, è attualmente assegnista di ricerca per il Centro di Ateneo per i Musei dell’Università degli Studi di Padova, dove si occupa dello studio e della catalogazione dei reperti del Museo Morgagni e delle collezioni mediche della Scuola di Medicina dell’Università di Padova. Ha collaborato con vari Musei nazionali e internazionali nello studio di resti umani e naturalistici per le ricostruzioni bioculturali delle popolazioni antiche, con specializzazione in patologie scheletriche, traumatologia ossea, ritualità funerarie e anatomie artistiche. Si interessa di aspetti conservativi dei resti umani antichi e di nuove tecnologie per la didattica e la musealizzazione dei reperti.

 

Giovanni Magno, Il vaiolo e la vaccinazione. L’introduzione dei vaccini in Italia nell’Ottocento

Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria - PRENOTA QUI

• venerdì 17 aprile, ore 16.30

Palazzo Cavalli
via Giotto 1, Padova


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La conferenza fa parte del ciclo di eventi “wellCAM - i musei si raccontano”: scopri gli altri appuntamenti 

 

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