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C'era una volta un coccodrillo

Il Museo di Vicenza accoglie il nuovo calco di un antico fossile

di Adriana Belotti


C’era una volta un coccodrillo che viveva in un paesino di montagna…
Sembra l’incipit di una fiaba, invece si tratta di un intero coccodrillo fossile ritrovato quasi duecento anni fa nelle ligniti eoniche - carboni fossili formatisi nell’Eocene - di Bolca, località dei monti Lessini, in provincia di Verona.
Paolo Lioy nel 1865 lo descriveva con queste parole: “Certo è che questo mostro che migliaia di secoli or fanno abitò le spiaggie di Bolca bagnate allora da un caldo mare, dovea aggirarsi tra fiumi cinti da una rigogliosa vegetazione”.
Si trattava del primo coccodrillo descritto fra quelli trovati a Bolca e, soprattutto, di una specie nuova per la scienza, alla quale Lioy diede il nome di Crocodylus vicetinus. L’esemplare divenne così l’olotipo della specie, ossia l’individuo sul quale tutti gli studiosi, da quel momento in poi, avrebbero dovuto fare riferimento per la descrizione della specie stessa.

Questo fossile, unico e davvero importante, e conservato per molti anni al museo di Vicenza, purtroppo è stato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Presso il Museo della Natura e dell’Uomo dell’Università degli Studi di Padova ne rimane un calco che ci permette di ammirarne le caratteristiche anatomiche e di proiettarci, con un metaforico salto indietro nel tempo, nell’epoca in cui è vissuto il maestoso animale.
Sì, perché nell’Eocene, fra i trenta e i cinquanta milioni di anni fa, al tempo in cui è vissuto il “nostro” coccodrillo, la regione Veneto era caratterizzata da un clima tropicale simile a quello che oggi troviamo in località esotiche.
Allora Bolca era popolata da tre diversi generi di coccodrilli: l’Asiatosuchus - genere al quale è attualmente attribuito il Crocodylus vicetinus -, di dimensioni medio-grandi, con la testa robusta e gli arti corti, simile ai coccodrilli attuali; l’Hassiacosuchus, un piccolo alligatoride dai denti “a bottone”, molto probabilmente durofago, cioè che si nutriva di organismi dal guscio duro, e il Boverisuchus, che viveva preferibilmente sulla superficie terrestre, verosimilmente un buon corridore e dotato di denti affilati e a corona seghettata, completamente diverso da tutte le forme attualmente esistenti.
Più incerta, invece, la presenza di un quarto genere - il Diplocynodon - perché i resti rinvenuti e attribuiti a questo genere potrebbero provenire da un altro giacimento.
I coccodrilli di Bolca, con la loro varietà di forme, sono un caso eccezionale anche se non unico nel panorama europeo: le stesse forme che popolavano questo territorio sono state ritrovate anche in Francia, Germania, Inghilterra e in altri Paesi europei.
La zona dei monti Lessini non era popolata solo da questi rettili: nei calcari della Pesciara, di origine marina e ubicati nei dintorni di Bolca, sono stati ritrovati migliaia di pesci fossili eccezionalmente conservati che risalgono all’Eocene inferiore, circa 49 milioni di anni fa, e nei pressi del villaggio si trovano altri sedimenti tipicamente continentali nei quali sono state rinvenute palme spettacolari.
Il Veneto è una delle regioni più ricche di fossili di coccodrilli dell’età paleogenica (30-50 milioni di anni fa circa). Erano già stati scoperti a partire dalla seconda metà del Diciottesimo secolo, ma il boom dei ritrovamenti si registra tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

Questi animali sono generalmente considerati buoni indicatori di clima tropicale-subtropicale e la distribuzione dei loro fossili è stata spesso utilizzata per la ricostruzione dei paleoclimi.
Vivere in ambienti dalle temperature elevate è per loro cruciale perché sono animali eterotermi, in quanto la loro temperatura corporea varia al variare di quella esterna.
Ecco perché il clima è un fattore determinante nella distribuzione geografica dei coccodrilli attuali, che sopravvivono solo nelle fasce tropicali e subtropicali, dove, anche nel mese più freddo, la temperatura rimane mediamente sopra i 10°C.
Questo limite funziona quindi come un muro invisibile che impedisce loro di colonizzare le latitudini più alte.
La temperatura è un fattore che incide anche sulla loro riproduzione, perché le condizioni termiche di incubazione delle uova non solo influenzano il tasso di sopravvivenza degli embrioni, ma sono un fattore determinante del sesso del nascituro.
Nei coccodrilli attuali, infatti, nessuna specie ha una predeterminazione cromosomica del sesso (come accade ad esempio nell’uomo), il quale viene invece definito durante lo sviluppo embrionale solo in relazione alla temperatura esterna. Il sesso dei piccoli viene infatti determinato dalla temperatura a cui vengono incubate le uova nel nido: quando la temperatura è alta o, al contrario, bassa nasceranno femmine mentre se la temperatura è media il sesso del nascituro sarà maschile.
I coccodrilli sono dei buoni indicatori della presenza di aree umide, come corsi d'acqua, laghi, paludi, lagune costiere e così via. Infatti, la maggior parte delle specie attualmente viventi non è in grado di far fronte a lunghi periodi di siccità.

 

Lo scorso gennaio presso il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza è stato inaugurato il nuovo allestimento destinato ad accogliere un altro calco del fossile, prodotto a partire da quello presente a Padova e visitabile negli orari di apertura del museo.